CHIACCHIERE E DISTINTIVO

 In Comunicazioni di servizio

I social, si sa, danno a tutti la possibilità di esprimere opinioni sui temi più disparati. A volte si leggono cose intelligenti, a volte meno, ma l’aspetto fondamentale è la responsabilità di quel che si scrive. Chi scrive in forma anonima vorrebbe sottrarsi a tale responsabilità. E’ il caso di una pagina gestita nel più stretto anonimato, che da qualche mese a questa parte ha iniziato una campagna contro L’Aria del Borgo, i suoi rappresentanti e iscritti. Una campagna denigratoria a cui abbiamo deciso di non replicare, proprio perché non sappiamo chi abbiamo di fronte, anche se ormai gli indizi raccolti ci hanno permesso di ipotizzare la fonte.
Non ne avremmo scritto, se non fosse che nei giorni scorsi le strumentali argomentazioni usate dall’anonimo per attaccarci sono state facilmente smontate da un esperto sul tema, che ci ha messo nome e cognome: dottor Edoardo Bai, membro del comitato scientifico di Legambiente.
Al dottor Bai vanno i nostri ringraziamenti e l’auspicio di iniziare a collaborare al più presto per risolvere il problema emissioni.
Di seguito, vi riportiamo il suo commento:

Il vostro scritto lo leggo in sintesi: voi cittadini seguite il Comitato lanciando accuse non provate e quindi Laminam vi querela. Da come è scritto sembrate contenti di questo fatto. Brutto modo di intervenire,specie dopo una manifestazione che ha dimostrato che gran parte della popolazione nutre giuste preoccupazioni per le emissioni Laminam.
Voi dite che per accusare ci vogliono prove e citate addirittura Al Capone. Il paragone che fate porterebbe alla conclusione che le vittime di Al Capone avrebbero dovuto provare quello che affermavano assieme ai cittadini di Chicago. Assurdo no? Le prove vengono prodotte da polizia e magistratura. Ma commettete anche un altro errore: confondere i procedimenti penali con quelli amministrativi. Nel caso Laminam,industria insalubre di prima classe, non sono le autorità a dover dimostrare la nocività delle emissioni. Il testo unico delle leggi sanitarie prescrive che sia la ditta a dover dimostrare di NON essere nociva per il vicinato. Per le molestie olfattive: una emissione di 1600 Unità olfattiva dichiarate dalla ditta, dopo l’installazione dei carboni attivi, supera molto il limite stabilito da alcun Regioni pari a 300. Se poi ci riferiamo alle linee guida di Trento o a quelle della Regione Lombardia, presso le scuole non si dovrebbe superare una unità, o al massimo 2, a seconda se le scuole siano più o meno distanti di 500 metri. Per vostra conoscenza, poi, va detto che la molestia olfattiva è un reato penale, a norma dell’articolo 674 del codice penale. Non lo dico io,ma la Cassazione, sentenza n.12019.
A parer mio Laminam, se non ha niente da nascondere, Invece di far querele dovrebbe favorire, non ostacolare, accertamenti atti a verificare eventuali sue responsabilità. Unica maniera di difendere le sue produzioni, perché l’ipotesi che siano in causa le sue emissioni è ben fondata. Esse arrivano alle scuole,lo dimostrano gli odori. Contengono sostanze irritanti e allergeni, capaci di produrre effetti simili a quelli verificati dai medici nei bambini.
E’ lei la causa? Una dimostrazione certa non c’è ancora ma proprio per questo le autorità hanno il dovere di effettuare accertamenti mirati a rispondere al dubbio. Possibilmente senza mandare specialisti a fare visite in assenza di un protocollo approvato da un comitato etico e dalla popolazione. Altro che un Whatsapp!

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