Un problema decennale (ignorato consapevolmente)

 In Editoriale, Novità

Nell’ultima seduta del Consiglio comunale, 27.12.2017, il Sindaco Diego Rossi ha consegnato risposta all’interrogazione sul tema delle implicazioni sanitarie del caso Laminam, che il consigliere di minoranza Salvatore Vignali aveva presentato a maggio (!) dello stesso anno. In quel documento (scarica qui e apri delibera n.65), che in larga parte è costituito dalla solita cronistoria delle attività svolte dalla Conferenza dei Servizi, troviamo inclusa la risposta che Ausl ha fornito all’interrogazione del consigliere regionale Fabio Rainieri (n.5635) dove l’Azienda Sanitaria scrive: “ La problematica odorigena non è considerata tra i possibili effetti legati a questo tipo di produzione e come tale non è stata oggetto  finora di regolamentazione a livello regionale e nazionale”.

Tradotto: il problema non era prevedibile.

Ma come? Siamo davvero sicuri che per quel tipo di produzione non ci fosse già una cospicua letteratura che l’associava a problemi di carattere odorigeno?

Decreto ministeriale del 29-1-2007
Emanazione di linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili, in materia di fabbricazione di vetro, fritte vetrose e prodotti ceramici, per le attività elencate nell’allegato I del D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59. Pubblicato nella Gazz. Uff. 31 maggio 2007, n. 125, S.O.

In tale documento, al punto G.2.1 Emissioni Gassose, si legge:

– le emissioni calde possono contenere tenori variabili di Sostanze Organiche Volatili (SOV). L’emissione di SOV dipende dalla natura e dalla quantità degli additivi organici utilizzati, e dalle condizioni operative del forno. Tali emissioni, che possono includere sostanze odorifere, non vengono significativamente influenzate dai processi di depurazione sopra citati. Allo stato attuale delle conoscenze e delle esperienze l’adozione di processi di abbattimento specifici appare non giustificata: le emissioni di partenza sono già di intensità limitata, e le concentrazioni di SOV sono piuttosto basse (le SOV sono diluite in un’emissione di elevata intensità). In queste condizioni, i livelli tipici di efficienza di abbattimento dei post-combustori termici o catalitici, ed anche degli assorbitori a carboni attivi, sono tali da non prefigurare riduzioni significative in termini assoluti dell’emissione di SOV. In più, non è assicurato l’abbattimento delle sostanze odorifere fino a livelli inferiori rispetto alla soglia olfattiva, per cui il problema odori potrebbe continuare a persistere. Per questi motivi il rapporto costi/efficacia associato alle tecniche in esame – quelle maggiormente utilizzate oggi – è decisamente sfavorevole per le emissioni da forni di cottura delle piastrelle di ceramica. Studi sono comunque in corso su questo tema.

Dunque, il problema odorigeno era già noto, almeno da dieci anni, così come erano note le difficoltà di abbattimento, anche con l’utilizzo di carboni attivi.

Sulla tecnologia dei carboni attivi, che è stata introdotta come soluzione innovativa solo dopo aver ammorbato per mesi i cittadini di Borgotaro, se ne parla già nel documento sopracitato e se ne trova traccia anche in documenti più recenti, come l’intervista del novembre 2014 al Responsabile scientifico di Studio Alfa, Ivano Panini, che spiega come l’avvento della stampa digitale abbia generato l’insorgere del problema odorigeno e la conseguente sperimentazione di sistemi di abbattimento a filtri a carboni attivi. Dunque, in questa intervista del 2014 si parla di filtri a carboni attivi come soluzione già in fase di sperimentazione!

Senti l’audio estratto qui sotto o vedi qui il video originale, dal minuto 3:45 al minuto 8:20  e dal minuto 17:30

Nella stessa intervista, Panini spiega come la componente organica delle emissioni derivanti dai processi produttivi ceramici sia costituita in larga parte da formaldeide, acido formico e acido acetico. Tutte sostanze che hanno un impatto odorigeno molto elevato. In particolare, la formaldeide genera un odore più pungente, diverso rispetto al passato perché caratteristico dell’evoluzione degli inchiostri digitali. Oltre all’impatto olfattometrico, la formaldeide ha anche una sua pericolosità ed è in fase di studio per una serie di rischi che potrebbero derivare, nel tempo, sull’attività sistemica, pancreas, fegato, ecc; e quando ci si trova in presenza di una concentrazione significativa, questa sostanza genera anche un effetto irritativo abbastanza elevato: lacrimazione, odore pungente, uno spillo a livello degli occhi poiché si scioglie facilmente nel liquido lacrimale.

 

A ulteriore conferma che la problematica era ben nota da tempo, registriamo un’altra intervista, sempre del novembre 2014, dove l’Ing.Cristiano Canotti spiega come il problema delle emissioni odorigene, dal punto di vista accademico e applicativo, non sia una novità, e difficilmente sia possibile risolverlo. Inoltre, l’ingegnere spiega che l’aumento della sua portata potrebbe essere causato da un decadimento della qualità degli inchiostri e un utilizzo estremo della stampa digitale.

Senti l’audio estratto qui sotto o vedi qui il video originale, dal minuto 11:30 al minuto 19:50

 

Infine, per arrivare ai giorni nostri, vi proponiamo un video dell’ottobre 2017, dove il prof. Mariano Paganelli, consulente e imprenditore del settore, racconta l’evoluzione degli inchiostri digitali  e ammette che un problema che è stato “sottovalutato, anzi ignorato, è cosa si sviluppa quando questa roba (componenti organici degli inchiostri) brucia!
Nello stesso video, l’Ing. Franco Stefani di Laminam ammette che da un territorio ad un altro ci sono variabili notevolissime che possono produrre un impatto odorigeno più o meno elevato.

Gli interventi sopracitati li trovate qui sotto, dal minuto 6:38 al minuto 9:28.

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