LA SCIENZA AI TEMPI DELL’IKEA

 In Editoriale, Novità

Nei giorni scorsi è stata pubblicata una relazione dell’Azienda Sanitaria, in cui il dottor Maurizio Impalloneni, Direttore dell’Area Ambiente e Territorio Costruito AUSL Parma, analizza le segnalazioni di odori e disagi relative al problema emissioni di Borgotaro.
L’elaborato parte da i dati raccolti dal 1 gennaio 2017 al 31 marzo 2018 inerenti le segnalazioni pervenute ad Arpae e al Servizio di Igiene Pubblica e quello rappresentato dalle registrazioni degli interventi richiesti a Medici di famiglia e pediatri di libera scelta.

Prima di soffermarci su alcuni punti della relazione, ci preme sottolineare come qualsiasi tipo di analisi non possa ritenersi esaustiva se non contempla tutte le variabili che possono concorrere alla definizione del problema. È necessario conoscere le quantità giornalmente prodotte e le tipologie, e monitorare le emissioni in continuo, al fine di tenere sotto controllo le specie chimiche, originarie e che si possono formare durante i cicli di lavorazione; in particolare le aldeidi. L’uso di olii vegetali che, come è noto, alle alte temperature generano acroleina e aldeidi a catena lunga, devono essere attentamente monitorate in continuo, mediante appositi campionatori, rientranti nel protocollo EPA TO 15. Altri protocolli, come il TO 11 utilizzato attualmente da Arpae, a detta della stessa EPA, non sono in grado di campionare le aldeidi e, in particolare l’acroleina, con un sufficiente grado di attendibilità.

Inoltre, riteniamo si debba distinguere l’analisi delle molestie olfattive da quella dei malesseri, soprattutto perché, dopo l’installazione dei filtri a carboni attivi, non sempre i disagi fisici sono accompagnati da percezione di odore. Infatti, se è ipotizzabile che la molestia olfattiva sia correlabile all’uso più o meno significativo di inchiostri, per quel che riguarda i disagi, la stessa Arpae, a suo tempo, aveva ipotizzato che fossero da mettere in relazione ad altre specie chimiche, in particolare agli acidi delle argille e alle aldeidi. Troviamo, dunque, un grave errore analizzare le due manifestazioni come fossero lati della stessa medaglia.  Gli odori sono un problema, i sintomi (bruciore occhi, lacrimazione e congiuntivite, bruciore e secchezza gola e faringite, bruciore prurito al naso e rinite, cefalea, mal di testa, nausea, dermatiti o rossore al viso) sono un’altra e ben più grave questione. Ne è prova il fatto che, nonostante l’effettivo abbattimento delle unità odorigene, dopo l’installazione dei filtri, le segnalazioni siano aumentate. Questo dato non è assolutamente incongruente se si prende in considerazione anche il grande lavoro di sensibilizzazione svolto da tutti i soggetti coinvolti, in primis il Comitato, affinché i cittadini convogliassero le segnalazioni su un unico canale ufficiale, gestito dagli enti. Inoltre, è bene sottolineare come i dati registrati debbano essere considerati per difetto, in primo luogo perché in assenza di odore, è più difficile che i sintomi vengano associati al problema emissioni, e in secondo luogo perché il perdurare di questa situazione ha scoraggiato molti cittadini, che dichiarano di non voler più segnalare perché non credono che il problema verrà risolto.

Il fatto che siano sempre le stesse persone a segnalare conferma che, al momento, il problema è circoscritto ad alcune zone del paese, poiché si riferisce ad una produzione potenziale di 230 t/giorno, anche se non ci è dato sapere se effettivamente vengano prodotte tali quantità giornaliere.
Immaginate quale impatto potrebbe avere una produzione pari o superiore alle 230 t/giorno?
Inoltre, sarebbe interessante mettere in relazione il numero di segnalanti con la popolazione residente nelle zone da cui segnalano. 378 segnalanti potrebbero ritenersi relativamente pochi, se messi in relazione con l’intera popolazione residente, o tantissimi se riferiti a particolari zone del paese (tipo San Rocco, Le Spiagge, ecc.).

Riteniamo che analizzare in modo aggregato odori e malesseri sia metodologicamente sbagliato. I disagi sono una manifestazione non direttamente correlata alla molestia olfattiva.
Leggere ancora, in un documento di AUSL, che il mantenimento nel tempo degli effetti sull’individuo di precedenti percezioni odorigene può spiegare l’aumento delle segnalazioni (tradotto: memoria olfattiva) conferma il limite scientifico dell’analisi condotta. Confidare, poi, negli esiti degli accertamenti specialisti, quando ormai è assodato che siamo in presenza di sintomi acuti, che regrediscono allontanandosi dal luogo dove si sono manifestati – e quindi difficilmente potranno essere verificati a distanza di giorni da una visita specialistica – evidenzia l’urgenza di trovare nuove modalità di raccolta dei dati e un diverso e più rigoroso approccio di analisi.

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