La zona grigia

 In Editoriale, Novità

Dissero che andava tutto bene, che tutto era a posto.
All’Amministrazione Comunale non parve vero di avere trovato un’azienda disposta a insediarsi al posto di Kale. L’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente non trovò nulla da ridire: Laminam presentò voltura, per il subentro a Kale, poi, era dotata di BAT ( acronimo inglese di: “migliori tecniche disponibili”). Dunque tutto corrispondeva ai precetti del d.lgs. 152/06 e successive modificazioni e adeguamenti legislativi emanati dalla Regione Emilia Romagna. Tutto in ordine, dunque.
E così fu che, senza una sola verifica, di quelle un po’ severe, come le procedure previste dalla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), l’azienda di cui trattasi ebbe le autorizzazioni per produrre. Sulla carta tutto tornava e fu una passerella di sindaci, vestiti dell’abito ufficiale, a consacrare l’evento dell’apertura della fabbrica, gioiello delle produzioni ceramiche in Valtaro.

Eppure, nonostante gli ammiccamenti compiaciuti, le autorizzazioni, figlie di una lettura opinabile delle leggi, la popolazione di Borgotaro, ben presto,si accorse che il gioiello, tecnologicamente evoluto, buttava fuori odori molesti e, forse, non solo odori. Per fortuna non tutti i cittadini di questo ameno paese dell’Appennino parmense sono di bocca buona e disposti a fare finta di niente, grazie a qualche sponsorizzazione. La politica delle pacche sulle spalle funziona sempre. Non con tutti.

Da mesi il Comitato Aria del Borgo si oppone, in tutti i modi all’idea che la Valtaro perda le sue eccellenze: prima delle quali la qualità dell’aria. Ciò che, a cagione del  corto  visus, gli amministratori locali non colgono, è quanto è avvenuto, da decenni a questa parte, in valle. Come tutti i sistemi complessi adattativi, la Valtaro si è riadattata alla mancanza di posti di lavoro, dovuti all’assenza di un tessuto industriale. Ha sviluppato attività economiche assecondando la vocazionalità della valle: a cominciare dal Parmigiano di Montagna e dal Porcino IGP, passando per i numerosi agriturismi, bed and breakfast,  compravendita immobiliare ecc. Tutti aspetti che, stando all’Agenzia delle Entrate, rappresentano il 97% del reddito della cittadinanza ( persone fisiche e giuridiche), contro un magro 3% che proviene da Laminam.
Dunque, a guardare bene, non solo l’Amministrazione Comunale dimostra poca sensibilità ambientale, ma sa anche poco fare di conto.
La Valtaro potrebbe essere un grande laboratorio per l’economia circolare: non ne mancano i presupposti e nemmeno le risorse pubbliche, per agire in proprio o incoraggiando start up di privati.

Ma veniamo al titolo di questo articolo. Perché “zona grigia”?

Capita, in quasi tutti i fenomeni naturali e non, che quando le cose sono evidenti non serva spremere troppo le meningi. Se è giorno, è giorno: lo vedono tutti. Uguale se è notte. Le cose però si complicano all’alba, quando non è più abbastanza buio per dirsi notte e non è abbastanza chiaro per dirsi giorno; al contrario al tramonto. Allora serve qualche riflessione in più, magari ricorrendo all’ausilio di strumenti, di calcoli astronomici, di studi specifici.
Noi siamo in questa situazione. Non c’è più la grande puzza di febbraio, perciò siamo nella “zona grigia”. Il che non significa affatto che, in termini della protezione della salute umana e di quella ambientale  i pericoli siano scongiurati. Per dirlo serve un monitoraggio di medio-lungo termine. Serve comprendere se i filtri carboni attivi, messi in opera dall’azienda, davvero siano in grado di bloccare ( la percentuale è da stabilire: Laminam sostiene sia dell’80%) le emissioni moleste. A noi rimane il dubbio, e su questo abbiamo chiesto chiarimenti ad ARPAE, che questi filtri siano in grado di fermare specie chimiche a basso peso molecolare; così come i filtri a manica, coadiuvati dall’apporto di calce e bicarbonato di sodio, di impedire la fuoriuscita di componenti acide.
Per avere la sicurezza che tutto vada bene, serve costituire l’Osservatorio ambientale, di cui abbiamo caldeggiato la nascita, fin da febbraio. Servono controlli mirati e sistemici: a cominciare dall’indagine epidemiologica, da progetti per il controllo del bioaccumulo, in modo da valutare gli effetti, sia degli inquinanti primari che di quelli secondari, di natura fotochimica.
Non è tempo di abbassare la guardia. I problemi sono tutt’altro che risolti e, senza l’attenta vigilanza della popolazione, c’è il rischio che in modo subdolo e silente, ci si abitui al peggio e si dia per scontato che il territorio di Borgotaro possa “assorbire” impunemente l’inquinamento, come fatto ineluttabile.
La perdita di biodiversità e dell’eccellenza ambientale, sarebbe una tragedia che pagheremmo tutti, comprese le giovani generazioni.

Vale la pena di turarsi il naso e fare finta di niente?

Daniele Uboldi

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