Più reddito corrisponde a più benessere?

 In Novità, Sviluppo e ambiente

E’ meglio un sano sottosviluppo o uno sviluppo mortale? Questa domanda, sicuramente retorica, evidenzia una indubbia dicotomia. Molto a lungo si è parlato, e si parla tutt’ora di un’Italia a due velocità, spaccata tra Nord e Sud del Paese. Se questo è indubbiamente vero, è altrettanto vero che le differenze territoriali non sono così nette, perchè esiste un “Sud” anche al Nord ed un “Nord” anche al Sud. L’arco alpino e gli appennini sfuggono alla classificazione dicotomica e ci raccontano le tante italie a piu’ velocità.

Ma torniamo alla domanda iniziale. E’ un fatto documentato che le aree geografiche del paese piu’ sviluppate, dove si concentra la maggior parte della ricchezza ed il reddito p.c. è piu’ elevato, sono anche le aree a piu’ alto tasso di inquinamento.

Dunque non è così automatico che, ad una maggiore disponibilità di reddito, corrisponda anche una migliore qualità della vita. In Lombardia, regione guida dell’economia italiana, la percentuale di tumori è doppia rispetto a  quella delle Puglie; nonostante in codesta regione vi siano aree problematiche come Taranto, coi noti problemi ambientali dovuti all’ILVA.

Guardiamo la cartina che segue. Sono rappresentate l’Italia Settentrionale e Centrale. La suddivisione territoriale è quella comunale. In giallo i comuni al di sotto dei 3.000 abitanti. La macchia grigia che si incastra tra l’arco alpino e gli appennini è il ristagno degli inquinanti sulla pianura padana. Si noti che, in quest’area, non c’è un solo comune al di sotto dei 3.000 abitanti e, per converso, non c’è un solo comune con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti che rientri nella “cappa” padana.

Dunque, anche se posta in modo grossolano, la domanda che facevamo all’inizio, qualche fondamento di verità lo contiene.

Vi sono immagini satellitari della NASA, in cui si vede come la pianura padana sia, al pari di Cina ed India, una delle aree piu’ inquinate del pianeta.

La seconda cartina non fa che confermare quanto anzidetto.

Sono rappresentati i superamenti dei limiti massimi di PM10, nel mese di Gennaio 2015.

Le aree colorate riguardano ancora una volta la pianura padana, con Parma che esprime il maggior numero di giorni/mese, con superamento dei limiti di legge ( 20 giorni su 31)

 

 

Gli istogrammi che seguono sono estratti da un’analisi si impatto ambientale del Ministero della Salute.

Anche in questo caso si conferma come le aree a maggiore sviluppo siano quelle piu’ problematiche per lo sviluppo di patologie connesse all’inquinamento

 

 

L’ultima cartina riguarda il rischio povertà.  I calcoli sono eseguiti su base provinciale, per cui emergono solo macro-realtà, peraltro indifferenziate; mentre, in seno alle regioni, si possono rintracciare differenze anche rimarchevoli. Tuttavia i dati sono ugualmente interessanti. Nei cerchietti sono riportate, nella parte alta le percentuali di rischio di povertà riferita al 2006; nella parte bassa del cerchio i dati del 2014. Come si può notare c’è la netta tendenza ad una ulteriore divaricazione tra Nord e Sud; come a dire che la crisi non ha colpito tutto e tutti allo stesso modo.

A questo punto, per restare in tema, viene da chiederci se non vi sia una via di mezzo tra sano sottosviluppo e sviluppo mortale.

Probabilmente una “terza via” non c’è, entro i confini di questo modo di concepire lo sviluppo. Le contraddizioni sono evidenti. Prendiamo, per esempio una buona legge a tutela dell’ambiente, come il d.lgs. 152/06. Nulla da ridire sui principi ispiratori. I fatti, però, vanificano i buoni propositi. La legge in questione tollera che le emissioni, sia in aria che nelle altre componenti della matrice ambientale, siano presenti; purchè sotto certe soglie stabilite dalla legge stessa. Intendiamoci: è un grosso passo avanti, rispetto a quanto accadeva prima della tragedia di Seveso. Tuttavia non ci siamo. La legge non considera l’effetto cumulativo degli inquinanti, provenienti da un numero intollerabile di fonti inquinanti: si tratti del traffico urbano, come il riscaldamento domestico o le emissioni industriali.

In buona sostanza, risulta molto complesso fare convivere un sistema economico basato sulla crescita senza fine e la salubrità ambientale. Si sprecano i piani per contenere le emissioni e realizzare significative riduzioni,ma, per ora, si tratta solo di buoni propositi che cozzano con la realtà.

Se andiamo nel dettaglio, ci accorgiamo che, grazie alle leggi cogenti, sono aumentate le prescrizioni, gli autocontrolli ( molte aziende sono certificate ISO 9001 e ISO 14001, oppure EMAS); così come i controlli degli Enti preposti. Molte aziende vengono sottoposte a screening per l’AIA ed alcune anche a Valutazione di Impatto Ambientale.

Ciò che non funziona è il cumulo. Tante emissioni, sia pure entro i limiti di legge, si sommano e creano, nel complesso, situazioni molto pesanti per l’ambiente e la salute umana.

Gli appelli a ridiscutere il modo di produrre e di consumare arrivano da piu’ parti: a cominciare dai medici. Tuttavia queste voci allarmate sono per  lo piu’ inascoltate.

Tutti, chi piu’ chi meno, ci rendiamo conto che l’inquinamento sia cosa grave, ma davanti all’esigenza di un cambiamento radicale, molti nicchiano; aspettando che a recedere siano sempre “gli altri”.

Una cosa è certa. Le criticità ambientali sono alcune delle tante polpette avvelenate che lasceremo in eredità ai nostri figli e nipoti. A furia di differire le soluzioni, i problemi si accumulano, fino a giungere a livelli di non ritorno. L’egoismo e la miopia dei contemporanei lascerà alle future generazioni

 

 

 

 

 

 

 

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