Sulla nostra centralina di monitoraggio

 In Comunicazioni di servizio

C’è qualcuno che, anziché contribuire a risolvere il problema emissioni a vantaggio di tutta la comunità, si preoccupa di fare le pulci a tutto quello che i volontari del Comitato L’Aria del Borgo stanno facendo a tutela dell’ambiente e dalla salute. Ultime, in ordine di tempo, abbiamo letto valutazioni sprezzanti che chiamano in causa la nostra centralina di controllo di alcuni gas ( alcool, chetoni, aldeidi…). Il nostro solito detrattore sostiene che si tratti di una “cineseria”. Bella scoperta, lo sanno anche i sassi che è un prodotto cinese. Così come non abbiamo mai sottaciuto che il sensore restituisce valori cumulativi dei gas che rileva.

Quello che il nostro caro detrattore non sa, o non dice, è che, attesi i limiti di un prodotto low cost, esso ha un range di tolleranza, fornito dal costruttore, che è rispettato e sempre verificabile mediante controlli in parallelo, con altri strumenti.
Questa strumentazione è incoraggiata da numerose prese di posizione di qualificati atenei, perché la tendenza alla partecipazione della popolazione ai monitoraggi ambientali fa seguito alla accresciuta sensibilità popolare, circa i temi della salubrità dell’ambiente.
Del resto, quale che sia il valore che il sensore restituisce, esso replica SEMPRE un errore di misura pressoché costante. Dunque, le variazioni (i picchi) che lo strumento segnala, sono dovuti,sempre e comunque a variazioni che lo strumento stesso rileva.
Siccome gli inquinanti hanno una diversa costante dielettrica, lo strumento la rileva, mediante maggiore o minore assorbimento di corrente che, graficamente, si traduce nei picchi.
Dunque, indipendentemente che si tratti di un sensore dal costo di pochi euro, ( qualcuno lo ha mai nascosto?) il lavoro che svolge è prezioso, perché, comunque, evidenzia una variazione di stato.

Abbiamo anche sempre detto che il compito di questa centralina non è di fornire valori assoluti, certificati e valevoli in ogni sede, ma delle indicazioni di tendenza, da valutare e approfondire qualora questa tendenza dimostrasse variazioni significative, rispetto al trend dei periodi precedenti.
Forse il nostro caro detrattore non sa che la qualità dell’aria si può monitorare in tanti modi: incluso i bioindicatori come funghi e licheni.

Piuttosto il nostro solito detrattore farebbe bene a evitare di sottostimare i rischi a cui sono esposti la popolazione e l’ambiente. Se non altro perché, come insegna l’abbondante letteratura scientifica in materia, è sempre meglio sovrastimare i rischi, piuttosto che sottostimarli.
Oltretutto, senza un monitoraggio puntuale e di lungo periodo chi si può sentire autorizzato ad escludere che vi siano rischi oggettivi per popolazione e ambiente?
Dunque, se il nostro caro detrattore vuole essere intellettualmente onesto e rendere un servizio alla collettività, metta da parte la spocchia e collabori al bene comune.

Daniele Uboldi

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